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    20 Expertenmeinungen gegen Schlaftrainings

    Home » bonding
    Schlaf

    Kinder brauchen uns auch nachts

    Warum Schlaftrainings nicht empfehlenswert sind

    Babys und Kleinkinder sind sowohl tagsüber als auch nachts auf liebevolle Betreuung und die Nähe ihrer Bezugsperson(en) angewiesen. Ihre Bedürfnisse sind rund um die Uhr dieselben und sie haben noch kein Zeitgefühl entwickelt. Alleine gelassen zu werden führt beim Baby und Kleinkind zu grosser Angst und aktiviert im Normalfall sein gesundes Bindungsverhalten, d.h. es versucht alles zu unternehmen, um zu seiner Bezugsperson zu gelangen. So reagiert es mit Schreien, um seine Eltern dazu zu bewegen, es zu sich zu nehmen, zu trösten und ihm Sicherheit zu vermitteln. Gehen jene nicht auf sein Bedürfnis nach Nähe und Schutz ein, erlebt es Trennungsschmerz und einen Vertrauensbruch, welcher den Aufbau einer sicheren Bindung und seine zukünftige Entwicklung beeinträchtigen kann. In Anbetracht dieser Tatsache erstaunt es, dass BeraterInnen Eltern nach wie vor die Anwendung von Schlaftrainings empfehlen, bei denen Kinder nachts im Dunkeln alleine gelassen werden, auch wenn sie offensichtlich damit überfordert sind. Das früher weit verbreitete Schreienlassen wird heute von allen Fachleuten abgelehnt, da dies für das Kind sehr qualvoll und schädlich ist. Schreienlassen mit kurzen Zuwendungszeiten (sogenannte Konditionierung mit dosierter Frustration oder adaptierte Extinktion) wird jedoch vielfach gutgeheissen, obschon diese Methode für das Kind genauso unzumutbar ist. Die kurzen Zuwendungsminuten, welche vom Kind in seinem Zustand von Angst und Stress wohl kaum registriert werden, entlasten in erster Linie das elterliche Gewissen. Es gibt bisher keine prospektive kontrollierte Studie über die möglichen Nebenwirkungen der Ferbermethode. Eine solche durchzuführen, wäre aus ethischen Motiven nicht zulässig. Ist es in diesem Fall vertretbar, dass ElternberaterInnen die Ferbermethode empfehlen? In der Stillberatung begegnen mir zahlreiche Mütter, die – vom Schlafverhalten ihres Kindes verunsichert – den Rat erhalten haben, bei ihrem Kind ein Schlaftraining (z. Bsp. nach Kast-Zahn und Morgenroth „Jedes Kind kann schlafen lernen“) durchzuführen. Viele Mütter spüren jedoch instinktiv, dass diese Vorgehensweise für ihr Kind nicht gut ist und sind oft, falls sie eine solche Methode doch kurzfristig anwenden, durch das heftige Schreien ihres Kindes zusätzlich verunsichert. Das häufige Erwachen eines Kindes stellt für die meisten Eltern eine Herausforderung dar und kann zu grosser Erschöpfung führen. Wenn Eltern das Schlafverhalten ihres Kindes dank fachlicher Information besser verstehen und in ihrem feinfühligen Verhalten bestärkt werden, können sie oft besser damit umgehen. Ausserdem gibt es gute Möglichkeiten, das Schlafverhalten eines Kindes positiv zu beeinflussen, ohne es alleine und schreien zu lassen. (Siehe Literaturtipps)

    Home » sonno
      ♥   Il sonno

    Anche di notte i bambini hanno bisogno di noi

    Ecco perché i metodi di apprendimento al sonno sono da sconsigliare

    Sia di giorno che di notte, i bebè e i bambini piccoli hanno bisogno dell’assistenza amorevole e della vicinanza della persona (o delle persone) di riferimento.
    I bisogni dei neonati sono i medesimi 24 ore su 24 e non hanno ancora sviluppato la nozione del tempo.
    Se lasciato solo, il bebè o il bambino piccolo è costretto a confrontarsi con una grande paura.
    Nei casi normali, attiva un metodo di attaccamento sano: cioè mette in atto tutto il possibile per raggiungere la persona di riferimento. Si mette a piangere per far sì che i suoi genitori lo prendano vicino a loro, lo consolino e gli infondino un sentimento di sicurezza.
    Se i genitori non reagiscono alla sua richiesta di vicinanza e di protezione, prova un acuto dolore di separazione e la sua fiducia si incrina, ciò che può minare la corretta formazione di un attaccamento detto “sicuro” e pregiudicare lo sviluppo futuro.

    La tecnica del “lasciar piangere”: una metodologia molto dolorosa e nefasta per il bambino

    Per questo motivo è sorprendente vedere persone che professionalmente forniscono consigli ai genitori continuare a suggerire loro metodi quali il cosiddetto “apprendimento al sonno” (metodo Ferber o “controlled crying”).

    Si tratta di lasciare il bambino da solo, la notte al buio, anche se questa situazione lo fa palesemente soffrire. La tecnica del lasciar piangere”, molto in voga tempo fa, è oggi respinta e vista da tutti gli specialisti come una metodologia molto dolorosa e nefasta per il bambino.
    Tuttavia la tecnica del lasciar piangere ma con diversi intervalli di presenza (il cosiddetto “condizionamento a frustrazione controllata” o ancora “estinzione adattata”) è spesso ritenuto idoneo, anche se queste pratiche sono ugualmente problematiche per il bambino.
    Angosciato e stressato, il bebè non si rende probabilmente conto dei pochi minuti di attenzione previsti da questi metodi, minuti che servono principalmente ai genitori per calmare la loro cattiva coscienza.

    Nel quadro delle consulenze sull’allattamento, incontriamo regolarmente mamme che, preoccupate dal comportamento dei loro bambini durante il sonno, hanno ricevuto quale consiglio di applicare un programma di “apprendimento al sonno” sul modello del metodo Ferber.
    Ma tante madri sentono istintivamente che questo modo di procedere non è salutare per i loro figli. Quelle che hanno applicato il metodo per un periodo di tempo limitato sono sovente ancor più preoccupate dall’intensità dei pianti del loro bambino.
    I continui risvegli costituiscono una sfida per la maggior parte dei genitori e possono provocare una profonda stanchezza. Ma i genitori che riescono a meglio capire il comportamento dei loro bambini durante il sonno, grazie a un’informazione competente, e che si sentono rafforzati nella loro maniera amorevole di reagire al proprio bambino, vivono spesso meglio i risvegli notturni.
    Inoltre esistono metodi validi per influenzare il sonno del bambino in maniera positiva, senza lasciarlo piangere da solo.

    Cosa sapere sul sonno

    Nei primi mesi di vita il neonato passa circa il 70-80% del tempo dormendo, quindi circa 15-20 ore al giorno, anche se non dobbiamo dimenticare che ogni bambino è differente dall’altro. I piccoli hanno più bisogno di dormire perché il sonno influisce sulla loro crescita, in particolare favorendo lo sviluppo cerebrale (sopratutto nella fase REM) e poi, crescendo, tale esigenza si riduce gradualmente.

    Il sonno si divide in cicli, e all’interno del singolo ciclo si susseguono “fasi” diverse tra loro in termini di quantità di tempo. Ciò vale sia per i bambini sia per gli adulti quello che cambia è la loro durata.
    Un ciclo di sonno ha la durata di circa un’ora per i neonati per i bambini più grandi e per gli adulti il ciclo si allunga e arriva a 90-120 minuti.

    Le fasi del ciclo di sonno si suddividono tra fase REM (sonno più leggero) e non-REM (sonno più profondo).
    Alla nascita, il sonno REM rappresenta circa il 50% del totale, intorno ai 2-3 anni diventa il 25%, per raggiungere poi circa il 20% intorno ai 6 anni, come negli adulti.
    I cicli di sonno si susseguono uno dopo l’altro e sono alternati a micro-risvegli, è dunque sbagliato pensare che il sonno sia continuo. Questo capita anche agli adulti ma spesso non ce ne accorgiamo. Mentre nei neonati sono più frequenti, in quanto il ciclo di sonno è più breve, e sopratutto spesso non sono abituati a riaddormentarsi da soli e quindi richiamano l’adulto per essere supportati.
    Tutto questo è assolutamente normale e dipende dal fatto che i piccoli si spaventano per la lontananza della figura di accudimento: un meccanismo presente in tutto il mondo animale e che costituisce una prima difesa dei cuccioli dall’aggressione dei predatori.

    Il sonno del neonato come gestirlo

    Innanzitutto i genitori devono accettare che nei primi mesi un neonato si sveglierà più volte ma che non si tratta di un capriccio o di errori di gestione. Il sonno del bambino richiede tempo per autoregolarsi e nel tempo le cose miglioreranno.
    La qualità del sonno dipende poi dalla quotidianità e dal tempo che i genitori gli dedicano: più il bimbo passerà del tempo con mamma e papà durante il giorno, più sarà appagato sotto questo punto di vista e meno soffrirà il “distacco” dovuto all’addormentamento.
    Eventuali difficoltà e problemi del sonno ci daranno molte informazioni sul modo in cui vive.

    Molto importante è rispettare i tempi del bambino: si deve evitare di svegliare il neonato (come ad esempio se arriva l'ora della poppata); come evitare che sia esausto per metterlo a letto. Un bambino molto stanco è più irritabile e nervoso e quindi più difficile da far addormentare.

    Creare un rituale serale

    Prevedere un insieme di attività che si ripetono quotidianamente prima di andare a dormire hanno la funzione di prepararlo a ciò che accadrà a breve.

    Per favorire il sonno già due ore prima dell'addormentamento si devono evitare giochi troppo turbolenti o eccitanti ed è consigliabile il bagnetto e/o un massaggio.

    Creiamo un rituale serale: leggere una favola, cantare una ninna nanna, o parlargli con affetto. 

    Non è consigliabile far addormentare i bambini sul divano o nel lettone e poi spostarli nella culla, perchè questo può confonderli: svegliandosi di notte in un luogo diverso da quello in cui si sono addormentati, potrebbero sentirsi spaventati e spaesati, e tutto ciò renderà più difficile il riaddormentamento.
     
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