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se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino
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Le mamme e i papà, sopratutto se alla loro prima esperienza, hanno bisogno di ottenere risposte ai loro piccoli e grandi dubbi! In questa sezione abbiamo assemblato le domande che più frequentemente ci vengono rivolte dai genitori

Le ragadi al seno: cause e rimedi
Le ragadi al seno sono piccoli taglietti a bordo netto, più o meno profondi, che interessano il capezzolo e l'areola che lo circonda.  Sono molto  comuni durante le prime settimane di allattamento, sopratutto nelle primipare, e sono piuttosto dolorose.
Durante la suzione provocano un dolore di intensità tale da scoraggiare l'attaccamento del bimbo al seno, privandolo così dell'alimento più raccomandabile per la sua crescita.
Inoltre, le ragadi del capezzolo, possono rappresentare una via di ingresso per i batteri, con possibile infezione delle ghiandole mammarie (mastite), specie in caso di mancato allattamento o ingorghi.
La causa più comune è un attaccamento scorretto o una suzione troppo forte.


vedi anche: Ragadi al seno - Valutazione della poppata
Un seno smette di produrre latte: perchè e cosa fare
Esiste un meccanismo di controllo della produzione del latte all’interno della mammella stessa. Ci si può meravigliare se qualche volta una mammella non produce latte, mentre l’altra continua, sebbene l’ossitocina e la prolattina funzionino ugualmente in entrambe le mammelle. Esiste una sostanza nel latte materno che può ridurre o inibire la produzione di latte. Se viene lasciato molto latte nella mammella, questo inibitore impedisce alle cellule di produrre altro latte. Ciò protegge la mammella dai dannosi effetti derivanti da un’eccessiva quantità di latte oppure è necessario quando l’allattamento al seno è interrotto per qualche motivo. Tale fattore, denominato FIL (Feed-back Inhibiting Factor), si accumula nel latte all’interno della ghiandola mammaria e ha la funzione di bloccare la produzione di altro latte. È un fattore locale, che non circola nel sangue.
La sua presenza spiega perché talvolta vi sia una marcata differenza nella produzione di latte tra un seno e l’altro. Generalmente il seno più svuotato è quello che produce più latte anche perché meno soggetto all’azione di questo fattore che viene continuamente rimosso. Nel seno meno utilizzato il FIL continua ad agire limitando la produzione di latte. Se la mammella viene svuotata mediante l’allattamento o spremendo il latte, anche l’inibitore è rimosso. Quindi la mammella può produrre altro latte.

vedi anche: spremitura del seno
Una operazione di chirurgia plastica può compromettere l'allattamento al seno?
La prima domanda che ci si pone prima di un intervento alla mammella riguarda la capacità di allattare. Teoricamente qualsiasi operazione può influenzare la capacita di allattare, tuttavia a rivelarsi decisivi sono il metodo e le tecniche impiegate per le operazione. Problemi generali: • Mancanza di riflessi neuroghiandolari • Sensibilità ridotta della mammella e del capezzolo • Possibile riduzione della produzione e del flusso del latte • Maggiore incidenza di ingorghi mammari • Blocco psicologico
Ingrandimento del seno: Solitamente non impedisce l’allattamento; è possibile che la montata lattea sia più violenta e che si presentino più facilmente ingorghi mammari.
Riduzione del seno: Viene asportata una parte del tessuto mammario, e di conseguenza alcuni condotti lattiferi e alcune terminazioni nervose. Nella maggior parte dei casi è possibile allattare (dipende dalla tecnica d’intervento), ma, specialmente all’inizio, si presentano con molta facilità ingorghi mammari pertanto la madre deve essere ben informata sui trattamenti più adeguati. Poiché non è possibile stabilire la quantità di latte prodotta, è bene sorvegliare con attenzione la crescita del bambino. Si è notato che, solitamente 4 – 6 settimane dopo il parto, deve essere inserita un’alimentazione complementare, possibilmente con un sistema di allattamento integrativo (SNS).

vedi anche:
Rientro al lavoro e allattamento al seno: come conciliarli?
Molte madri interrompono l’allattamento perché devono ritornare al lavoro, tuttavia conciliare l’allattamento e lavoro darà la possibilità alle madri di continuare la loro relazione preziosa con il loro bambino scaturita dall’allattamento.
Indicazioni pratiche
Se il luogo di lavoro è vicino all’abitazione della madre, ella può recarsi a casa durante gli intervalli, o magari organizzarsi con qualche familiare che possa portarle il bambino. Chiaramente questa è una condizione di privilegio di cui non tutte possono usufruire. Se questa situazione favorevole non esiste allora consigliare di allattare il piccolo di notte, di mattina presto e in qualsiasi momento della giornata possibile. Questa modalità aiuta a mantenere una buona produzione di latte. Insegnare come tirarsi e spremere il latte. Spiegare che spremere il latte significa stimolare e mantenere la produzione di latte, inoltre si evita che i seni si ingorghino troppo.
Durante l'assenza della madre è consigliabile somministrare il latte al bambino con una tazzina o un bicchierino o una siringa. Per piccole quantità può essere usato un cucchiaino. Utilizzare la tettarella potrebbe sfavorire l'attaccamento al seno del bambino.

vedi anche: conservazione del latte - spremitura del seno
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