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Occuparsi di neonati e di bambini
non è un lavoro per una persona singola.

Se il lavoro deve essere fatto bene e
se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino
non sia troppo esausta,
chi fornisce le cure deve a sua
volta ricevere molta assistenza.
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Il pianto   ♥   Weinen

Il pianto per comunicare

Il pianto del neonato, quali sono le cause e come gestirlo.

Mutter und Kind sind von Anfang an

eine Einheit, somit erlebt das Kind
jegliche Sonnen- wie auch Schattenseiten
des Lebens /der Umgebung der Mamma
mit und manches ist vielleicht so
prägend, das es später in Form von
Schreien erzählt werden muss....

Il pianto del neonato come gestirlo

Il pianto è l’unica possibilità a disposizione dei neonati per comunicare, a chi si prende cura di loro, un bisogno od un problema. I bambini però, non piangono solo per comunicare un bisogno immediato ma piangono anche per eliminare tensione e stress. Capita sovente che i neonati piangano per ragioni che a prima vista non sono in relazione ad alcuna necessità immediata. Già nel 1962 Brazelton scoprì che i neonati piangono in media da un’ora e mezza alle due ore al giorno, senza alcun motivo manifesto. Il picco massimo di intensità e durata del pianto è tra le 6 ed 8 settimane di vita poi gradualmente diminuisce. Questo schema non è caratteristico dei neonati occidentali ma anche di quelli delle società indigene (anche se lievemente inferiore).
Le spiegazioni classiche per il pianto prolungato ed inconsolabile si fanno il più delle volte coincidere con cause organiche e presumibilmente fisiologiche. La più invocata è quella delle cosiddette coliche gassose, sulle quali si è ampiamente scritto, cercando spiegazioni e prove inconfutabili della loro esistenza spesso senza grande successo.
Analogamente per quanto riguarda l’immaturità del sistema gastrointestinale o sulla possibilità di allergie a varie sostanze presenti nel latte materno( latte vaccino, caffè, alcol, uova, noci, agrumi, legumi, cipolle, fragole etc) o nel latte adattato.
Di fatto, superate le 12 settimane di vita la maggior parte dei bambini tende a piangere di meno a prescindere dalle iniziative dei genitori. Poiché le abituali spiegazioni sulle ragioni del pianto dei neonati sono insufficienti, sarebbe utile prendere in considerazione anche le possibili cause emotive.
Sembra che i bambini piccoli piangono principalmente per due motivi. Uno è quello di comunicare un bisogno come ad esempio cambiare posizione, essere allattati o essere presi in braccio. L’altro riguarda la funzione di liberarsi dalla tensione e dallo stress fisico e psicologico. Qualora il pianto non comunichi un bisogno fisico immediato, rappresenterebbe, di fatto, un automatismo innato di liberazione dalla tensione, che consentirebbe ai bambini di superare gli effetti di esperienze di spavento o frustrazione verificatesi in precedenza. Molti psichiatri e terapeuti dell’età evolutiva considerano il pianto un’utile espressione dei sentimento con valore terapeutico.
Alcune fonti di stress e di traumi sono ovvie, mentre altre non lo sono. Si potrebbero identificare sei principali categorie di traumi o stress durante l’infanzia: i traumi pre e perinatali, i bisogni non soddisfatti, l’eccesso di stimoli, le frustrazioni legate alla crescita, il dolore fisico e le esperienze che provocano paura.
Per individuare le fonti di stress del neonato i ricercatori hanno spesso analizzato i livelli di cortisolo durante varie situazioni. Infatti i livelli di cortisolo nei neonati sono di solito elevati alla nascita e durante il periodo immediatamente dopo il parto. Vi è una graduale riduzione dei livelli di cortisolo fino a sei mesi di vita, dopodiché si verificano cambiamenti poco significativi. Il pianto in sé non sembra attivare alcuna reazione stressante mentre sia il pianto che la reazione di stress sono provocati da eventi stressanti.
Cosa fare quindi quando un neonato piange ? È importante ricordare che un po' di stress è inevitabile. Non è possibile proteggere un bambino dalla vita e inoltre i processi di apprendimento e crescita implicano sempre qualche sofferenza e frustrazione. Dunque piuttosto che far smettere di piangere i bambini sarebbe utile ridurre le fonti di stress che creano il bisogno di piangere nella primissima infanzia senza trascurare l'importanza che può avere trascorrere una gravidanza serena.
Inoltre, il compito di un genitore dovrebbe essere quello di insegnare ai figli come gestire e affrontare le emozioni conseguenti allo stress.
Solitamente i genitori, con le migliori intenzioni, reprimono il pianto offrendo qualche tipo di distrazione che alla fine non serve a rilassare il piccolo che continuerà a piangere quasi come se non fosse compreso. Invece, imparare a gestire in modo costruttivo il pianto potrebbe ridurre notevolmente tensioni e stress all'interno della famiglia impedendo così maltrattamenti fisici e verbali da parte dei genitori spesso esasperati e innervositi dal pianto incessante ed incomprensibile di un bambino. L'ascolto comprensivo dei bambini che esprimono il bisogno di piangere aiuta a rendere più saldo il legame adulto/bambino. In altre parole il pianto dei neonati e dei bambini non andrebbe mai ignorato ma elaborato con calore ed empatia accettandolo in modo da capire se comunica significato di disagio fisico o emozionale.

Weinen

Weinen, Schreien ist für das Baby ein deutliches Verständigungsmittel. Es schreit, wenn es Hunger hat, wenn es unter Unbehagen oder Einsamkeit leidet. Dabei hält es die Augen offen oder fest geschlossen, kann rot anlaufen, rudern mit den Armen oder kräftig strampeln. Das Hochnehmen des Babys, ein instinktives Verhalten, wird ihm Gelegenheit geben in einen ruhigen Zustand zu kommen. Bei wiederholtem Auftreten des Weinens denken Sie daran, das Kind wieder auszuziehen und in den Windeln an Ihren Körper zu nehmen. Ihr Kind hat bereits ein ausgeprägtes Gefühlsleben und Bedürfnisse, für deren Verarbeitung Sie als Mutter ihm den sicheren Hafen bieten.
Gefühle
Schon Ungeborene kennen Gefühle des seelischen Schmerzes, der Einsamkeit, der Enttäuschung oder der Überforderung, wenn entsprechende Ereignisse eingetreten sind. Sie nehmen wahr, was um sie herum geschieht. Der Prozess setzt sich unvermindert nach der Geburt fort. Vielleicht hätten sie nie erwartet, dass Ihr Kind vermehrt weinen würde. In dieser sensiblen Phase des Wochenbetts fühlt man sich rasch hilflos, ohnmächtig und ratlos. Manche Mütter fühlen sich sogar vom Kind abgelehnt.
Bauchatmen
Reden Sie mit Ihrem Baby und geben Sie ihm Ihre eigenen Gefühle ausgesprochen weiter. Auch Ihre allfälligen Ängste oder Unsicherheiten darf es erfahren. Versuchen sie dabei tief in Ihren Bauch zu atmen, hören sie auf Ihr Herz und achten Sie bewusst auf das Berührtwerden durch Ihr Kind. Es selbst gibt Ihnen von seiner Kraft zurück.
Sprache
Verschiedene Signale und Arten des Schreiens gehören zur Sprache eines Babys. Wird es mit Reizen überflutet, sei es nur schon durch viele Besuche im Spitalzimmer, kann es sich wegdrehen und einschlafen oder eben weinen. Diese Signale lernen Sie am besten kennen, wenn Sie Ihr Kind an sich halten, beruhigend reden und selbst ruhig bleiben können. Hier hilft ein sensibler Partner oder zugewandtes Pflegepersonal.
Trennungen
Auch nach kurzen oder längeren Trennungen weinen Babys wochenlang rasch, sobald sie wieder von der Mutter getrennt werden. Das Tragen am Körper, auch wiederholt in Hautkontakt, wird Ihnen auch zuhause mehr Sicherheit geben. Sie können Ihrem Kind damit nie zu viel Liebe geben. Ihr Baby ist eine eigenständige Persönlichkeit mit einem schon weit vor der Geburt ausgeprägten Gefühlsleben. Sie haben keinen Einfluss, ob das Kind bei der Geburt Ängste erlebt hat, ob es deshalb trauert. Ich möchte Ihnen aber Mut machen, sich mit Ihrem Kind viel zu unterhalten über Ihre eigenen Sorgen während der Trennungszeit oder der Geburt. Geben sie ihm die Sicherheit «ich lass Dich nicht mehr alleine».

  • Diario del pianto
  • E' importante stabilire il tempo reale di pianto del bambino, questo diario è dedicato ai genitori del bimbo che presenta un pianto insistente. Il diario, compilato giornalmente, ci aiuterà a conoscere meglio il nostro bambino.

     
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